Nazionale

Lo Spezia Calcio femminile e il diritto di competere

La possibile mancata iscrizione al campionato di Eccellenza riaccende il dibattito sulle disuguaglianze di genere nel calcio

 

Il futuro della prima squadra femminile dello Spezia Calcio appare incerto e legato a logiche che mettono in discussione il ruolo dello sport nella lotta alle disuguaglianze. A determinare la probabile mancata iscrizione al campionato di Eccellenza ligure è un meccanismo tecnico strettamente legato allo sport professionistico maschile. Con la retrocessione della prima squadra degli uomini in Serie C, decadono infatti gli obblighi federali che impongono ai club professionistici di vertice di mantenere una prima squadra femminile. Di fronte alla necessità di ridurre i costi, il settore femminile diventa l'anello debole da sacrificare, dimostrando come la pratica sportiva delle donne sia ancora troppo spesso considerata un accessorio e non un elemento strutturale del sistema.

Questa vicenda supera i confini del professionismo, ponendo al centro la questione fondamentale della parità di genere nello sport in generale. Garantire l'inclusione non significa solamente offrire spazi ludici o di base, ma assicurare a tutte le persone il diritto di competere ad ogni livello, coltivando le proprie aspirazioni senza subire discriminazioni. Lo sport come diritto di cittadinanza si realizza pienamente quando le istituzioni sportive e i club superano la mercificazione della pratica, investendo nella crescita della persona e nel valore che lo sport femminile genera per l'intera comunità.

A sostegno delle atlete liguri è intervenuta Maura Fabbri, pioniera del calcio femminile in Italia e più volte a fianco del comitato territoriale Uisp Genova, esprimendo forte amarezza per una situazione che si ripete da decenni. "Il calcio femminile merita di più e spero che la società ci ripensi - ha affermato l'ex calciatrice - perché in Italia ci sono troppe difficoltà e le donne restano ancora nell'ombra dell'universo maschile". Le sue parole sottolineano l'urgenza di una reale transizione sportiva, capace di svincolare i diritti delle atlete dalle fortune economiche o dai risultati delle formazioni maschili, promuovendo modelli basati sulla sostenibilità e sul rispetto della persona (GUARDA L'INTERVISTA A FABBRI). D'altra parte, sono anni che la Nazionale femminile di calcio partecipa alla Coppa del Mondo, con risultati che danno il segno di un movimento in crescita. Eppure quante volte, durante questi mesi, abbiamo sentito ripetere che "ci sono bambini che diventeranno maggiorenni senza aver mai visto l'Italia giocare un Mondiale?"

Le stesse giocatrici hanno fatto sentire la propria voce attraverso una lettera aperta, rivendicando rispetto per le bambine, le ragazze, lo staff e tutte le figure coinvolte nel progetto. "Ci avete trattato come numeri e non come persone - ha sottolineato la calciatrice Eleonora Lapperier facendosi portavoce del gruppo - dimostrando che la cosa più importante è sempre stata l'immagine". Il riferimento è alle tante interviste e alle partite giocate in palcoscenici importanti, per poi subire una chiusura improvvisa, ed evidenzia la profonda distanza tra una parvenza di facciata e la reale promozione della coesione sociale attraverso lo sport.

La questione non è ancora chiusa, come dichiarato dalla Società stessa, e sono al vaglio soluzioni che prevedono l'ingresso di nuovi sponsor o delle istutuzioni locali per agevolare materialmente ed economicamente la squadra. Promuovere la parità di accesso allo sport significa allontanarsi dalle logiche di profitto, per abbracciare l'idea di una cittadinanza attiva che si sviluppa anche sui campi da gioco, favorendo il benessere psicofisico e persino l'invecchiamento attivo delle generazioni future, ma anche la loro possibilità di immaginare un mondo all'altezza delle loro aspettative. E infatti, le giocatrici spezzine, pur nella delusione, hanno annunciato di voler andare avanti con orgoglio e perseveranza, lanciando un messaggio rivolto proprio a tutte le bambine e le ragazze che sognano un calcio giocato dalle donne: "Per tutte le bambine e le ragazze: non smettete mai di credere nei vostri sogni!". (Lorenzo Boffa)